Napoli, away jeans 2014-2015, Hamsik

‘Nu jeans e ‘na squadra: dall’azzurro al denim, dov’è finito il “nostro” Napoli?

Con la stagione 2014-15 che ha appena svelato i suoi ultimi verdetti, la testa dei calciofili di mezzo mondo, reduci da un’annata per chi esaltante, per chi da dimenticare, è ormai proiettata altrove… già, alla Copa América, al calciomercato (fanta o reale che sia) e a tutti quei nuovi proclami che andranno a riempire, sino allo sfinimento, i tre mesi che verranno! Ma prima di dare il là a questo circo di matti che ben conosciamo, non possiamo tralasciare una notizia forse superficiale per il tifoso medio, e che invece, per noi magliofili, è un po’ un colpo al cuore.

In quel di Napoli, in questi giorni di repulisti, la maglia sarà sicuramente l’ultimo dei pensieri; più che altro, pochi sentiranno la mancanza della ultime casacche, destinate sulla carta a raccogliere grandi successi, e invece finite loro malgrado per essere madide non di sudore, bensì di tanti e troppi rimpianti. Divise che non sono riuscite a lasciare un segno nella storia del club partenopeo… o forse sì.

Napoli, away jeans 2014-2015, Hamsik

Purtroppo per i tifosi azzurri, non parliamo di risultati sul campo. Parliamo proprio di azzurro. Non quello del cielo, ma della tinta che dal 1926 contraddistingue al primo sguardo la verace passione pallonara che freme sotto al Vesuvio. O contraddistingueva? E già, perchè nell’ultima stagione, qualcosa è cambiato.

Non è questo il momento di ripercorrere la recente e tumultuosa epopea vissuta dalle divise napoletane, contrassegnata da una cascata di novità che — soprattutto con gli azzardi di camouflage e denim — hanno decisamente destato l’attenzione del pubblico, attirandosi tuttavia anche parecchie critiche per delle operazioni forse più afferenti il marketing che non il buon gusto, e viste come quanto di più lontano dalla pratica sportiva.

Napoli, away jeans 2014-2015, Europa League, Callejon

Fin qui, tuttavia, nulla di così drammatico. In fondo, la classica maglietta azzurra era sempre rimasta lì al suo posto, a vestire quegli undici elementi pronti a far fremere, ogni domenica, quel catino incandescente del San Paolo. Quel qualcosa di cui parlammo poc’anzi però, già stava incominciando a mutare… un anno fa era già scoppiata una piccola crisi nel matrimonio fra società e tifosi quando, dagli spalti dello stadio, sempre più volte il popolo azzurro si era ritrovato a tifare una squadra di giallo vestita!

Ragioni scaramantiche, si disse, in una terra dove le tradizioni, più che altrove, segnano da sempre il vivere comune. Fatto sta che dove non poté credenza e superstizione, riuscì il calcio, con vere e proprie insurrezioni, sportivamente parlando, che al grido di «voglio la maglia mia!» mandarono in soffitta un colore inadatto a rappresentare quasi un secolo di passione partenopea.

Napoly, away jeans 2014-2015, Mertens

Tutto ciò pareva il limite invalicabile. Un errore cui porre rimedio e fare tesoro per il futuro, non andando mai più a intaccare il primato della storica maglia azzurra. Certo, già nei primi anni Ottanta si provò a importare in casa napoletana una nuova tonalità, di fatto un blu che sopravvisse una decina di giornate prima di venire sopraffatto dal passato; e anche all’inizio dei Duemila la classica divisa del Ciuccio se la vide male, quando per breve tempo finì ostaggio di insolite strisce biancazzurre che, a parte l’Argentina del Pibe de Oro, poco avevano a che vedere con Napoli e la sua gente.

Nulla capace di scalfire un azzurro uscito sempre vincente da queste battaglie… finora. La storia l’ha raccontata molto bene Leonardo Ciccarelli su Teleclubitalia.it, con una breve ma esaustiva indagine che ci svela una realtà in qualche modo già temuta da alcuni, ma che pochi ritenevano capace di materializzarsi un giorno dinanzi ai loro occhi.

Napoli, Supercoppa Italiana 2014
Almeno una soddisfazione, la maglia azzurra, se l’è presa…

Fin dalla sua presentazione settembrina, la nuova away napoletana per la stagione appena conclusasi calamitò a se le maggiori attenzioni: l’insolita scelta del jeans — seppur, per ovvie ragioni di vestibilità, semplicemente “stampato” sul tessuto — è stata un immediato volano per il merchandising del club, quasi imponendo il frequente utilizzo in campo di tale uniforme. Anche in casa. Anche a scapito di una maglia azzurra ancor più svilita e defraudata.

Una, due, tre, dieci, venti… passavano le settimane, i mesi, e il Napoli sembrava sempre più vittima di un lavaggio sbagliato! Rivedere in campo i colori della Storia diventava un evento ogni volta più raro, quasi un terno al lotto: quando possibile, infatti, la società ha preferito puntare dritto sulla sua divisa da trasferta, sia fuori che dentro dal San Paolo, sia fuori che dentro dall’Italia, facendo diventare il denim il “marchio” di un’intera stagione.

Napoli, third 2014-2015
…che dite, chiamiamo Chi l’ha visto?

Non si tratta di parole in libertà, ma di semplice, inattaccabile, matematica. Nelle 59 partite ufficiali disputate dai partenopei nell’ultima annata, ben 26 sono state le occasioni in cui la squadra è scesa in campo bardata di jeans; metà della sua stagione, il Napoli l’ha affrontata privo dei suoi colori sociali… ma se ciò non bastasse ancora a scandalizzare i puristi, ci penserà forse il sapere che la classica maglia azzurra — la maglia — è rimasta ferma una partita indietro.

Di fatto, per l’annata 2014-15, la “prima” divisa del club campano è divenuta, sul campo, quella denim! Desaparecido lo storico bianco da trasferta, retrocesso a terza scelta e col contentino di qualche sporadica scampagnata fuori dall’armadietto, ulteriore simbolo della lenta ma invasiva rivoluzione cromatica compiutasi a Napoli nell’ultimo biennio.

Napoli, away jeans 2014-2015, Inler

Un paradosso che diventa ancor più evidente limitandoci alle sole coppe, dove, come ci spiega ancora Ciccarelli, «nel girone di Europa League il Napoli alterna scientificamente la maglia azzurra e la cosiddetta denim, mentre, nella fase ad eliminazione diretta, la casacca azzurra viene indossata una sola volta su 8 apparizioni, in cui troneggia la maglia di jeans. In Coppa Italia è un tripudio denim invece, non una sola partita per maglia azzurra e maglia bianca».

Parliamoci chiaro, stiamo disquisendo di cose che interessano prettamente collezionisti e appassionati di maglie; tanti nel loro piccolo, ma relativamente pochi di fronte alla massa del tifo, perfino quella che va ogni maledetta domenica allo stadio, e per la quale i capi indosso ai loro beniamini saranno sempre un aspetto secondario dinanzi ai gol, alla classifica e ai trofei in bacheca.

Napoli, away jeans 2014-2015, Europa League

Spiace dirlo, ma la stragrande maggioranza dei supporter — di ogni squadra e sport — non avrebbe problemi ad appioppare ai loro giocatori la casacca a pois dei grimpeur della Grande Boucle (o qualsiasi altra la vostra mente possa partorire…), se ciò volesse dire un calciomercato da big e qualche scudetto in più da cucirsi al petto. Così va il calcio di oggi, più interessato ai risultati che non alla passione. Uno sport forse più ricco nel portafogli, ma ben più povero nell’anima.

C’è invece ancora una piccola tribù, a serio rischio d’estinzione, che di fronte a un mondo via via più insofferente verso simboli e bandiere si aggrappa a una delle poche certezze sopravvissute al trascorrere del tempo: la maglia e, soprattutto, dei colori eternamente depositari dei valori alle radici di una squadra; di un sentimento da vivere, testimoniare e tramandare come in un ideale anello di congiunzione fra passato, presente e futuro.

Napoli, home 2014-2015, Hamsik
Non è difficile essere il Napoli: basta vestirsi da Napoli!

Ormai come un fiume, tutto scorre nel calcio. Sono passati gli Ascarelli e i Ferlaino, i Pesaola e i Vinício, gli Altafini e i Maradona… e inevitabilmente passeranno, un giorno, anche i De Laurentiis e gli Hamšík. Solo una cosa rimarrà — o dovrebbe rimanere — per sempre costante nel tempo, fedele a squadra e tifosi, immutabile dinanzi a tutto e tutti: l’azzurro, lo stesso che illumina il cielo e il mare di Napoli; lo stesso che ha reso eroi, almeno un minuto nella vita, undici uomini disposti a immolarsi per quel colore.

Un qualcosa che racchiude in se il viscerale e unico amore, tutto partenopeo, per un semplice pallone che rotola sull’erba. Un azzurro che mai come quest’anno è stato bistrattato, umiliato, dimenticato… e che vuole tornare più che mai protagonista dei sogni, sportivi e forse qualcosa in più, di un’intera città.

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